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Differenze Urbane: MILANO-TORINO

camminare a milano

L’annoso problema del rapporto Milano-Torino: 150 KM di distanza, un milione di differenze. E una certa rivalità. Potrei scriverne per ore, ma non ne ho tempo. Sarò sintetica.

Una cosa, secondo me, spiega meglio di tutto le differenze profonde tra Milanese e Torinese.

LA CAMMINATA.

Quando sono arrivata a Torino, ormai 12 anni fa, mi sembrava che la gente camminasse al rallentatore. Io, con il mio passo lungo e ben disteso.

Perché mi appartiene per nascita: da piccola mia mamma invece di ninnolarmi mi urlava di muovermi, di svegliarmi, di togliermi di mezzo per non intralciare la strada a nessuno. E così sono cresciuta, in fretta. A Milano, dove chi si ferma è perduto. Dove, quando scatta il verde del semaforo per i pedoni sembra di essere alla partenza della 24 ore di Lemans. Dove il valore che vince è l’efficienza, la velocità, il risultato.

Il milanese non è per nulla scontroso e incazzato, come tende a pensare il torinese medio.  In realtà è semplicemente sempre di corsa, di giorno, e stravolto dalla stanchezza, la sera. E non ha tempo da perdere. Mai. Per questo, se gli capita un torinese tra i piedi, è capace che gli ringhi contro in silenzio. Perché già sa. Cosa lo aspetta. Al torinese basterebbe fare una cosa. Per essere visto con benevolenza. Togliersi di mezzo, lasciarlo passare. Che gli sta rallentando la corsa verso il lavoro/scuola/casa/asilo dei figli. Eppure il torinese non capisce, se ne sta lì a pascolare a caso, di solito al centro esatto del marciapiede, occupandolo tutto di traverso. Perché così è comodo.

Il milanese ne studierà la camminata con attenzione, aspettando il momento propizio per sorpassarlo. Farà un paio di tentativi, prima a destra -stando in equilibrio sul limite del gradino che lo separa dalla strada (là dove sfrecciano altri milanesi motore-dotati, pure loro di fretta, pure loro in ritardo)- poi a sinistra -spiaccicandosi contro al muro, e cercando, al contempo, di non strisciare il risvolto del cappotto su tutte le pipì di cane che ne decorano la parte bassa. Poi lascerà stare.  Che il torinese, che è un osso duro, utilizzando come specchietto retrovisore il display del suo smartphone, riesce a sventare ogni tentativo di sorpasso. A questo punto il milanese avrà del fumo che gli esce dal naso, e deciderà di asfaltare il suo nemico con una spallata. Molto verosimilmente producendo improperi non ripetibili diretti al cretino di turno che non voleva farlo passare.

Peggio è quando milanese e torinese, per motivi inscandagliabili, sono obbligati a percorrere un tratto di strada insieme. Una tragedia: il primo sarà sempre avanti di un paio di passi, mentre il secondo gli arrancherà dietro con il fiatone. E lo ammorberà con continue, lagnose, inutili preghiere perché rallenti. Il milanese sbufferà, ruoterà gli occhi verso il cielo chiedendosi chi glielo ha fatto fare di andarsene in giro con una piattola del genere. Resisterà per venti metri e poi tornerà al suo passo da centometrista. Il torinese lo manderà al diavolo e lo seguirà con calma, annotando mentalmente di portarsi dietro la bicicletta, la prossima volta. La vendetta sarà dolce, quando potrà infangare il suo inarrestabile compagno centrando con la ruota posteriore tutte le pozzanghere che incontrerà sul suo percorso.

E non lo dico così, per dire. Il fatto è che sono fidanzata con uno che è nato nella città del gianduiotto, il resto immaginatelo da soli. Peccato che poi ci sia finito lui, nella pozzanghera. Di testa. E non chiedete a me, non ne so nulla.

Questo per dire che, insomma, la genetica è la genetica. Per evitare problemi ricordate il detto: MOGLI E BUOI DEI PAESI TUOI!

E buona passeggiata!

 

 

 

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Un commento a

  1. Alessandro says:

    BOH!? quanti luoghi comuni leggo in questo post come ad evidenziare che i torinesi sono dei diavoli e i milanesi sono dei poveri angioletti indifesi quando non avete ancora capito che non è il luogo di provenienza ma la persona che è sbagliata ed è ovunque io sono di torino e non sento affatto la rivalità con milano anzi è una città che mi piace e che vado sempre ben volentieri poi per farti capir meglio di quanti luoghi comuni hai usato io ho una camminata veloce come puoi generalizzare su 1 milione di persone che vivono in una città? poi però ci vengono tutti a torino imparate ad aver rispetto e soprattutto a non generalizzare su tutto e tutti.

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