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Borgo Cognetti? Il mio angolo di mondo sotto le stelle

Mimmo Borgo Valdese

Mimmo è napoletano. Lo dice la sua faccia, è evidentissimo non appena apre la bocca per salutare. Ci viene incontro ridendo: “A lavorare siete venuti, jà’! Prego che c’è posto!”.

Lo siamo venuti a trovare a Villar Pellice, abbiamo passato una giornata con lui e il suo entourage (amici e parenti, lui li chiama così), e ci siamo fatti raccontare cosa lo ha spinto qui, in questa valle. E lui, affabulatore, non ha tradito le aspettative e ha raccontato la sua leggenda, davanti a un’infilata di costine, salsicce e bicchieri di rosso:

È una scelta di vita, la mia. Volevo scappare dalla città, dai ritmi alienanti a cui la vita mi ha obbligato fin’ora, ai rapporti finti basati sul profitto e spacciati per opere sociali. I peggiori.

Poi, una gita in Valle mi ha dato un’altra possibilità. E ho accettato la scommessa. Era a forma di cartello, rosso. La scritta bianca diceva VENDESI. Così ho messo insieme i risparmi di una vita, sono tornato insieme a mio figlio Ludovico, che è ancora più idealista di me -e a ragione, visto che i suoi vent’anni gli permettono ancora di guardare il mondo con occhi puri- e a un altro matto, stagionatissimo e entusiasta, alla faccia dei suoi centordic’anni: si chiama Beppe, barba e capelli bianchi, tutt’ossa e nervi, una forza di spirito invidiabile e un’energia inesauribile, che chissà dove la trova.

Beppe è il falegname filosofo della combriccola, con un passato denso di aneddoti da raccontare dove i ricordi si mischiano spesso al racconto, e lo fanno diventare ora brigatista, ora partigiano, ora brigante, ora restauratore di castelli: storie che hanno il sapore dell’ingrediente giusto per le serate che passeremo insieme, un antidoto alla televisione che non avremo, tra un bicchiere di vino e l’altro. Sopra di noi solo le stelle.

Beppe Borgo Valdese

Io sono un educatore, ho passato anni a lavorare in cooperative per lo sviluppo sociale, ho seguito ragazzi con problemi d’ogni tipo -dalle dipendenze a problemi di tipo fisico e mentale- e ho sempre pensato che questo fosse il senso della mia vita. Chiaro: non ho mai puntato alla ricchezza. E di conseguenza ho adattato il mio stile di vita a un’esistenza semplice, direi minimalista (giusto per tirarmela un po’), che quando hai un tetto, da mangiare e una riserva di vestiti puliti non ti manca più nulla. Almeno, io la penso così.

E quando ho visto il famoso cartello rosso, piantato sul muro di pietra di un borgo antico di più di duecento anni destinato al disfacimento, ci ho visto il mio futuro. Il mio entourage ha acconsentito all’acquisto. E così lo abbiamo preso.

L’obiettivo è ricostruirlo, rubandolo all’usura del tempo e alla foresta che stava per ingurgitarlo, riportandolo alla sua antica bellezza: era un vero e proprio Borgo autosufficiente e fortificato, costruito nel XIX secolo dai Valdesi (comunità protestante presente in Val Pellice, perseguitata dal governo savoiardo per secoli, fino all’editto promulgato da Carlo Alberto nel 1848, ndr), come risulta dalle carte del catasto del piccolo comune di Villar Pellice.

C’è la fortificazione, che corre tutta intorno ai tre edifici principali dei quali uno era una locanda -con l’osteria al pian terreno e tre stanze al piano nobile- il secondo la casa padronale -con una enorme cucina al pian terreno dove presumibilmente si riunivano tutti gli abitanti, il grande forno per il pane e le stanze al primo piano- e l’ultimo una rimessa con la stalla per le bestie, porcilaia e pollaio annessi. Al centro l’aia, dove, se mi concentro, mi sembra di rivivere le attività di questa gente che si proteggeva a vicenda e che viveva una vita sana, semplice, uguale per tutti. Un universo autarchico e conviviale che vorrei riportare in vita, un sogno bellissimo.

Borgo Valdese

Cosa ne faremo non lo sappiamo ancora, di certo la ricostruzione sarà portata avanti seguendo fedelmente le tecniche in uso nell’800, stesso discorso per materiali e suppellettili. Chi ci verrà a trovare, entrando dal portone principale, si troverà catapultato in un’altra epoca, dove i ritmi e l’atmosfera saranno lontani anni luce dalla frenesia del mondo moderno. Un’oasi ottocentesca, un fazzoletto di mondo antico.

In questa cornice attiveremo diversi laboratori artigiani, primo tra tutti quello di falegnameria che sarà gestito dal nostro vecchio Beppe. Grazie all’antico forno, rimasto intatto nonostante il tempo, e all’ottima acqua che sgorga dalla nostra pompa, potremo occuparci di panificazione utilizzando i precetti magici dell’antica arte bianca valligiana. E poi, nei progetti, ci sono una produzione ortofrutticola e casearia autenticamente biologica, e l’offerta di ospitalità a chiunque condivida con noi gli ideali di vita semplice, comunitaria, in linea con i ritmi dettati dalla natura.

Per farla breve, che sono uno spiccio (io), nelle mie aspirazioni il borgo è una comunità di persone che si aiutano a vicenda, vivendo quella che alcuni chiamano Decrescita Felice, e che io chiamo liberazione dalla follia del mondo.

Per saperne di più, e seguire l’avventura di Mimmo, visita il sito del Borgo.

 

 

 

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