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JE SUIS AHMED MERARE (CONTRO CHARLIE HEBDO E TUTTI IL BULLI)

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Satira: “Genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo”

Se siamo tutti d’accordo nel considerare la satira uno strumento e in particolare che sia uno strumento da usare nel migliore dei modi, allora posso permettermi di far notare che la rivista Charlie Hebdo non è una rivista satirica ma bensì un’associazione di bulli.

Cosa significa usare nel modo “corretto” la satira?

Sono convinto che questa forma di retorica sia uno dei metodi più efficaci e piacevoli per veicolare messaggi o idee.

Satiri come Socrate, Bill Hicks, Luis Ck, Dario Fo (per citare i miei preferiti) conducevano, o conducono, una durissima campagna contro le distorsioni della realtà operate dal potere nudo e crudo o dal senso comune.

La chiave per una buona buona satira è appunto prendere di mira tramite l’ironia più corrosiva qualcuno o qualcosa che cerca di coprire la voce dei più deboli.

In che cosa allora la rivista francese ha sbagliato?

Se consideriamo che la popolazione francese di cultura islamica conta 5 milioni di individui su un totale di 66.400.000 è facile concludere che il bersaglio della loro satira è una minoranza.

Minoranza che da almeno dieci anni è logorata e indebolita da continue denigrazioni che la dipingono come un’accozzaglia di assassini medioevali.

Belli miei a cui piace mettersi in bocca facili slogan di tendenza, l’estremismo violento esiste da sempre e in ogni società umana.

E se vogliamo essere onesti e precisi, nel 2013 (anno più caldo in Europa per numero e gravità degli attentati), in Francia si sono verificati 58 attentati di cui il 92,1% ad opera di separazionisti.

Il medesimo anno però conta 432.000 arresti per atti violenti perpetrati a causa di moventi religiosi-islamici contro i 360.000 per moventi separazionisti.

Questi, e non solo, sono gli effetti sulla comunità islamica.

Colpevoli non i vari C.H. ma soprattutto l’intera rete di mass-media, ma questo non è un segreto per nessuno, o non dovrebbe esserlo.

Chi è allora la vera vittima di questa tendenza anti-islamica?

La tanto osannata rivista francese?

No, non credo. Perché a seguito della disgrazia è passata dalle solite 24 mila copie vendute a ben 7 milioni che segna un incremento pari a 15 milioni di euro.

Un bel colpo editoriale,non c’è che dire!

La libertà di espressione?

Si, sicuramente. Stuprata dai terroristi come dalla rivista, dato che entrambe le entità mancano di sensibilità necessaria per potersi prendere carico di questo diritto.

Ma soprattutto vittima è tutta la comunità islamica che da anni tenta il difficile passo dell’integrazione e ovunque trova il muro di dissenso accuratamente costruito dai nostri media e dai loro estremisti.

Un esempio di vittima non colpevole?

Ahmed Merare, 42 anni cittadino francese di fede islamica ucciso da Said Kovachi il 7 gennaio 2015.

 

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