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LA SPECIALGUEST SONO IO. DEL PERCHÉ E DEL COME È NATO E-LITMAG

giulia melanoma

Il 10 agosto 2011 devono essere cadute così tante stelle dal cielo che gli astronomi avranno pensato a una sorta di Armageddon anticipato di un anno, rispetto alle previsioni dei Maya.

In effetti un miracolo c’è stato eccome. Quel San Lorenzo.

È stato il giorno in cui l’esame istologico mi ha detto che i miei tessuti erano tutti negativi.

Che lo schifo non si era propagato, e che non me ne restava addosso nemmeno una cellula.

Quando mi hanno detto del melanoma ero da sola. In effetti era l’ultima cosa che mi sarei aspettata. Avevo appena compiuto 30 anni. Stavo benissimo, volevo solo fare una mappatura dei nei.

In realtà l’appuntamento l’avevo preso unicamente per far felice mia mamma -santosempre il suo sesto senso- che erano mesi che continuava a ripetermi di andarmi a far vedere quel maledetto neo sul polpaccio destro. Non sopportavo più di sentirmelo ripetere tutte le sere al telefono, che alla fine ho ceduto e sono andata dalla dermatologa.

Per una serie di coincidenze fortunate, tra le quali il conoscere (benedettamaledettaraccomandazione) una signora che all’ospedale dietro casa mia ci lavorava, sono riuscita ad avere un appuntamento immediato con la dottoressa. Mi ha fatto presentare, spogliare, sdraiare. Si è messa a guardare e il suo sorriso buono si è immediatamente trasformato in occhi spalancati.

“Questo dobbiamo toglierlo subito”, mi ha detto. “è certamente un melanoma”, mi ha detto. “lo togliamo, lo analizziamo, e poi dovremo controllare il sistema linfatico. Il linfonodo…” diceva, e io non la stavo già più ad ascoltare. Di melanoma non avevo mai sentito parlare, ma l’assonanza con altre forme di cancro mi ha bussato subito al cervello. La testa mi si è riempita di nebbia. “Avete un sistema di supporto psicologico?” Sono solo riuscita a dire. Che cazzata. Non mi ricordo la risposta.

Non tremavo. Non piangevo. Non sudavo più. Era un 30 maggio torrido e avevo freddo. Ho fatto i 200 metri a piedi per tornare a casa che non lo so. Sono riuscita ad aprire il portone prima di scoppiare in lacrime, un minimo di dignità. Perdio.

Ho acceso il computer e ho letto, cercato, letto ancora. E, lo dico, non avrei dovuto farlo. Ho scritto una mail alla mia amica di sempre, che vive a berlino. Ho telefonato al mio fidanzato. Mi sono sdraiata sul letto e ho fissato il soffitto, aspettando che tornasse. Dopo un po’ mi sono stancata, sono uscita a comprarmi la decolorazione per i capelli e sono diventata biondo platino.

Schiarimento di 80 toni, da mora a Marilyn.

Nei mesi successivi ho subito tre operazioni, scintigrafie, analisi, asportazione di linfonodi sentinella e infinite visite oncologiche (che durano tutt’ora).

In tutto questo sono riuscita ad andare a Ibiza a trovare degli amici, sono andata a lavorare, ho fatto delle cene, delle feste, dei pic-nic al parco. Mi sono rotolata con il cane sul pavimento. Ho fatto l’amore. Ho letto blog e ho pensato ad e-LITmag. E ogni volta, alla fine, arrivava la sensazione. Che potevo sparire.

Mica me ne vergogno. Guardavo gli altri e pensavo: perché a me?

E poi è arrivato il 10 agosto. E gli esiti. Il mio melanoma al terzo stadio è stato così bravo da aspettare che mi svegliassi e che mi decidessi a farlo togliere, prima di bucare la pelle e distribuirsi equamente in tutto il mio corpo tramite il sistema sanguigno e quello linfatico.

È rimasto spesso 0,9 millimetri.

Bastava uno 0,1 in più. La statistica, in questo caso, non salva nessuno.

Un melanoma al quarto stadio è letale. Non sono nemmeno previste terapie. Per dire.

Per questo oggi te lo dico: il melanoma non è una leggenda. Esiste. Il mio era piccolo come la capocchia di un chiodo, eppure era una pistola puntata alla tempia.

Per toglierlo prima che diventi pericoloso bastano 10 minuti in ambulatorio, una anestesia locale più leggera di quella del dentista, e l’intelligenza di farsi controllare la pelle, ogni tanto.

Oggi so che la dermatologa è la mia amica imprescindibile. Fattene una anche tu.

Oggi quindi la specialguest sono io, che davanti a questa possibilità orribile ho deciso di dare una svolta alla mia vita, e mi sono inventata questa avventura. E adesso la sto vivendo, con entusiasmo. Non si sa come andrà.

Ma, prima che scorrano i titoli di coda senza che ci abbia provato, io ci provo.

About Giulia Amelia

Sono la folle che si è inventata e-LITmag! Primo perché SCRIVERE è l'UNICA COSA CHE SO FARE, oltre che smanettare sul web h24. Secondo perché sono allergica alle costrizioni. Terzo perché l'informazione veicolata di oggi, e le ca****te che si leggono su facebook&affini mi fanno venire l'orticaria. E sognavo un social dove leggere cose interessanti. Che se devo perdere tempo... che almeno abbia un senso! :)

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