. LA VERGOGNA DELLA DIAZ. ITALIA, GENOVA, 2001 | e-LITmag
 

LA VERGOGNA DELLA DIAZ. ITALIA, GENOVA, 2001

DIAZ

Diciamo che sto facendo fatica a iniziare a scrivere di questa cosa. Il motivo è che mi ha segnato a fondo. Io non c’ero a Genova, nel 2001. Ma ero una ragazzetta squatter che ci voleva andare tantissimo, a urlare che il mondo discusso nel G8 mi faceva schifo. Ma, per fortuna, dovevo lavorare. Era il primo anno che vivevo da sola e non potevo prendermi una vacanza da quei soldi che mi servivano per sopravvivere. E ringrazio. Che, conoscendomi, alla Diaz ci sarei voluta andare anche io. Dato che subivo ancora la fascinazione adolescenziale da scuola okkupata/gita del liceo.

Così mi limitai a guardare tutti gli speciali possibili alla tivvù. In un crescendo di ansia e paura. Che non si capiva niente, in quei servizi concitati. Area rossa, cancelli di ferro, manifestazioni pacifiche, mani bianche, popolo viola. Fumo dei fumogeni, grida, botte della polizia. E poi questi fantomatici black-blok, la caccia, Carlo Giuliani. Fino all’epilogo: la Diaz.

Naturalmente non era chiaro nulla, di quello che fosse successo. I media hanno lavorato bene nel loro intento di spostare l’attenzione dai temi discussi nel vertice all’esercito di disgraziati che stavano devastando la città.

Ma nessuno poteva togliermi di dosso la sensazione che, dentro quella scuola, nonostante le giustificazioni delle istituzioni –che si nascondevano dietro al ritornello: Diaz infestata dai black-blok- fosse successo qualcosa di incredibile e terrificante.

Il giorno dopo, e i successivi, la situazione continuava a restare nebbiosa. Fino a quando, come sempre, non se n’è parlato più. La programmazione televisiva è tornata ad essere quella di sempre e si è fatto in modo che si dimenticasse.

Era tempo di vacanze, e l’Italia si è dimenticata davvero.

Ci si risveglia adesso, 12 anni dopo. Quando da Strasburgo vengono a dirci che, quella notte, la nostra Polizia ha commesso un delitto terrificante: torture agli occupanti. E c’è da vergognarsi. Prima per il delitto, e poi per le “ramanzine” della Corte Europea. Che noi non siamo stati in grado di affrontarla, questa schifezza. Lo Stato si è limitato a nascondere la polvere sotto al tappeto. Come se non fosse successo niente.

Continuando a trattare le vittime innocenti di quella notte come se non esistessero. Come pedine inanimate di un gioco crudele, rimesse a posto nella loro scatola e lasciate a far la muffa in cantina una volta che i bambini si sono stancati di giocarci.

Il grave è che l’opinione pubblica non la capisce ancora adesso, l’importanza di quell’evento scordato da tutti.

Non può capirla. Perché è inaccettabile. L’idea che una notte di torture del genere si sia consumato sul nostro territorio nazionale è davvero inconcepibile.

Cose del genere la gente le aveva lette sui giornali, e rimandavano a storie lontanissime. Il Cile. L’Argentina. Ma in Italia? Pare impossibile. Eppure è così che è andata.

E, ancora peggio, quello che è successo nell’Estadio Nacional de Chile si è ripetuto trent’anni dopo al Bolzaneto, dove sono stati tradotti gli stessi malmenati della Diaz successivamente al massacro nella scuola. Roba da non credere.

Chi racconta di quella notte, perché l’ha vissuta addosso, dice di essersi sentito solo carne. E chi riesce a parlare dei pestaggi che ha subito riferisce di bestialità che non si possono accostare all’operato di agenti delle forze d’ordine di un Paese civile.

Non puoi rimanere impassibile davanti alle loro testimonianze. Non puoi non rabbrividire. Non puoi non piangere.

C’era chi chiamava la mamma, in italiano, in tedesco, in inglese, in spagnolo.

Mentre la nostra polizia li massacrava di botte. Gli spaccava faccia e costole a pedate. Gli faceva saltare i denti contro al muro. Li umiliava al punto di farsela addosso. Li lasciava riversi nella pozza del loro sangue.

Non puoi non piangere.

 

About Popi &Ca

Popi&Ca sono due matte idealiste. Che scrivono e abusano un sacco di carta, e creano kili di byte blaterando!

Lascia un Commento

Inserisci il tuo nome