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NOI E LA GIULIA, UN FILM DI EDOARDO LEO (2015)

noi e la giulia locandina film

Che idiota! Ho aspettato per anni un segnale dalla vita e non mi sono reso conto che mi era già arrivato
da un pezzo, il segnale che il tempo sta stringendo, che se non ho mai pensato di fare qualcosa di bello come
voleva mio padre… È arrivato il momento di farlo!
Siamo la generazione del piano B, lavorare in questo paese è così deprimente che quando allo schifo
per il tuo lavoro si aggiunge quello per la tua città, inizi ad elaborare il tuo piano B: a vent’anni era il
Chiringuito sulla spiaggia, a quaranta, quasi sempre .. È un agriturismo.
Forse un giorno ripenserò alla mia vita e ricorderò, ridendo, la volta in cui un uomo steso
in una bara mi ha spinto a mettermi in società con un coatto e un depresso, visti una volta sola!”

 

Una classica commedia all’italiana, brillante e intelligente –e mai volgare- che interpreta un sogno diffuso: quello di fuggire dalla noia della quotidianità cittadina rifugiandosi in campagna.

Una versione filmica delle Bucoliche virgiliane in salsa contemporanea, insomma, che spinge Diego, un quarantenne abitudinario pentito e dall’accento spaventosamente torinese –impersonato da Luca Argentero – alla ricerca di una sua personale età dell’oro.

Decisione che lo porta ad abbandonare la sua zona di comfort per lanciarsi nel primo grosso rischio della sua esistenza: acquistare una vecchia masseria in terra campana. Per di più in società con due sconosciuti. Squinternati come pochi: un piazzista televisivo coatto e in fuga dai creditori – Edoardo Leo, giovane e talentuoso regista del film-, e un depresso cronico –Stefano Fresi- in versione orsacchiottone terrorizzato. Al trio si aggiungono poi un veterocomunista combattente –Claudio Amendola- e una governante svampita e incintissima –la bella-e-talentuosa-e-incintissima-per-davvero Anna Foglietta.

A completare il mal assortito manipolo, con il ruolo di deus-ex-machina, il bracciante senegalese che nel suo paese è un re e in Italia raccoglie i pomodori (oltre che salvare poveri sventurati dai disagi della vita).

Alle difficoltà pratiche dovute al restauro della masseria, si aggiunge un imprevisto che nessuno aveva messo in conto: i rapporti con le famigghie autoctone. La Camorra infatti non tarda ad avanzare le sue pretese, e si presenta con la faccia di Carlo Buccirosso, a bordo di quella Giulia 1300 che dà il nome al film. E da quel momento in poi iniziano i guai. Questa la trama.

La storia è semplice, anche troppo. E l’andamento del film prende, via andando, una piega eccessivamente favolistica. I problemi in cui incappano i neogestori dell’agriturismo Casa dei pazzi, sui quali si snoda la narrazione, vengono spesso risolti in maniera sbrigativa, inverosimile e affettata. E più di una volta fanno pensare allo spettatore: sì, vabbè.

Ma il punto è un altro: il film fa ridere. Scompisciare. Le gag di cui è infarcita la sceneggiatura regalano delle risate grasse. Liberatorie.

Fa ridere la fenomenologia dei personaggi, così simili a certi soggetti archetipici della nostra società: l’impiegatino bacchettone, il fascistone burino e invasato, il depresso tremebondo, l’idealista del sindacato rimasto ancorato al ’68, la ragazza (quasi) madre sciroccata, eccetera eccetera.

Fa ridere la modalità tutta italiana di far fronte alle problematiche della vita, in bilico tra il volemose bbbene e il morte tua vita miaFa ridere e fa pensare, questa micro-società a delinquere per il bene comune.

Specchio di una generazione. Quella dei famosi bamboccioni, ormai quarantenni, che mollerebbero volentieri tutto lanciandosi in un’impresa folle. (Se solo avessero la certezza certa della riuscita, eccerto.)

Però, quando partono i titoli di coda, ti alzi dalla poltroncina del cinema un po’ più leggero.

Con la mandibola sganasciata e la voglia di lasciarti alle spalle tutta una serie di piccole insoddisfazioni croniche, che tanto quelle non mancano mai a nessuno, per guardare al futuro sorridendo.

Che non è mai troppo tardi per combinare qualcosa di bello, nella vita.

 

About Popi &Ca

Popi&Ca sono due matte idealiste. Che scrivono e abusano un sacco di carta, e creano kili di byte blaterando!

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