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Non ci sono più le stagioni di una volta: cronaca di un’estate (dis)persa

temporale estivo

Questa estate, che estate non è stata pegnnente, rischia di scivolarmi via come nulla fosse. Un monotono, triste passaggio da un’infinita primavera a un simpatico novembre ante litteram, e poi non dite più che non esistono le mezze stagioni eh.

I vari Capitan Bernacca della TV hanno sproloquiato di cambiamenti climatici globali, si sono arrovellati per spiegarne cause e ricorsi storici tipo: “La peggiore estate degli ultimi ventiduemilatrecentoquarantatrè anni“, “In arrivo la quaranticinquestima perturbazione del mese di agosto” (che adesso c’è pure l’insopportabile mania di tenere il conto dei maledetti abbassamenti di pressione, temporali e trombe d’aria), & altre cazzate affini.

La finestra, da parte sua, ha regalato per circa quattro mesi panorami surreali da fine del mondo, con cieli apocalittici che virano dal grigio canna di fucile al blu balena del tipo che imbratta muri altrui su realtime. E visioni di acqua e grandine, nebbia e acqua, freddo e fastidio in continuazione. Insomma: un giorno esente da precipitazioni di qualsivoglia tipologia NON PERVENUTO.

E se certo non si è boccheggiato causa afa cittadina, e i prati sono così verdi che neanche in Irlanda, io -che sono schifosamente meteoropatica- me ne sono stata mogia e noiosa tutto il tempo. E non ho combinato un tubo. E, per dirla tutta, già c’ho l’ansia perché un nuovo autunno è alle porte; anzi, se qui ti distrai un attimo ti ritrovi a addobbare l’albero di Natale che neanche te ne accorgi. E la cosa non mi aggrada affatto.

Inizia un “nuovo anno”, e io con i propositi per il futuro sono una vera frana.

È che non mi sono portata avanti per niente, avevo mille fantasie sulle centordici cose che avrei dovuto preparare per farmi trovare sul pezzo a settembre e invece non ho combinato un tubo. O sì, certo, nella mia testa splendono un sacco di idee brillanti, ma, come al solito, è la fase applicativa che mi trova impreparata.

Oggi è un’eccezione, sono sul balcone senza k-way e ombrello che per miracolo non si intravede nessun pericoloso nuvolone nero, e ho superato il mio proverbiale senso di colpa che, come uno stupido circolo vizioso, visto che è un po’ che non scrivo, mi fa passare anche la voglia di passarci di qua.

Che poi scrivere è passione. Passione nel senso letterale: passione e dolore. Non è come la famosa bicicletta, che pedalare pedali, una volta imparato. Scrivere è un’attività particolare. Vuole essere curata che altrimenti ti ruba le parole. Davvero, e tu non le trovi più e il foglio resta bianco. Lo stile, la tua voce, ha bisogno di continuità per crescere; e non basta sapere le regole della grammatica, e non basta avere qualcosa da dire, e non basta niente. Se non hai voglia di farlo. E se non hai voglia di farlo io dico: lascia perdere. Che quello che ne verrà fuori saranno banalità. E le banalità non interessano a nessuno. La domanda è: lo leggeresti? Ecco: non sempre quello che scrivo lo leggerei, e mi dà un gran fastidio. Per questo a tratti scompaio, e, nel frattempo, mi mangio il fegato leggendo. Leggendo tantissimo, cioè, gente che scrive davvero bene. Alle volte mi piacerebbe avere quella voce lì, la sua, o quell’altra, o quell’altra ancora. Perché è chiara, e riconoscibile. E la voglio pure io, chiara e riconoscibile. Ecco. E così continuo con i miei esercizi di stile. Dicono funzioni.

Mentre adesso ho una gran voglia di raccontare, che nei giorni di mogitudine ho fatto delle scoperte interessantissime di cui voglio parlare direttamente dalle pagine di e-litmag. E adesso lo faccio.

Tiè (alla noia e alla pigrizia)!

Altri fatti degni di nota, capitati in questa stramba estate, ce ne sarebbero anche. Ma li tengo per me. Mi limito a notificare la mia prossima fuga a IBIZA. Inizia il conto alla rovescia: -9 to go. E non vedo l’ora.

AMICI: STIAMO ARRIVANDO. MARA, ASPETTATI UNA ABBRACCIATONA INFINITA CHE APPENA TI VEDO TI STRITOLO!

Per il resto: BUONA NON_ESTATE A TUTTI!

 

 

 

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